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Prolattina e infertilità

La prolattina è un ormone prodotto da una ghiandola del cervello (l’ipofisi) il cui ruolo fisiologico più importante nella donna è di preparare durante la gravidanza la ghiandola mammaria alla produzione di latte e, dopo il parto, quello di mantenere e promuovere la lattazione e contrastare la riattivazione dell’ovaio. L’assenza delle mestruazioni (amenorrea), che segue il parto per un periodo più o meno lungo, dipende proprio dal protrarsi dell’allattamento. In natura l’allattamento ha quindi anche un effetto anticoncezionale, finalizzato a distanziare tra di loro le nascite, in modo da permettere che alla venuta al mondo di un bimbo, quello precedente sia sufficientemente grande da non dipendere più dal latte materno. Ciò di solito implica l’assenza del ciclo mestruale, l’esclusivo allattamento al seno e un periodo, solitamente non superiore ai 6 mesi dalla gravidanza, di perdite vaginali variabili per caratteristiche e intensità. In condizioni di non gravidanza, se il ciclo salta o le mestruazioni sono irregolari, se si produce latte e ci sono problemi a rimanere incinta, può essere necessario un esame del sangue per misurare il livello di prolattina. Se è alto può essere causa di un’infertilità temporanea e se ne devono individuare le cause attraverso specifici esami diagnostici. Basta un semplice prelievo di sangue per misurare i livelli di prolattina e comunicarli al ginecologo. Un aumento lieve non deve far preoccupare perché può essere dovuto a semplice stress (anche la stessa paura di effettuare il prelievo!). Eventualmente, lo si può ripetere a distanza di qualche settimana per confermare o meno i valori precedentemente ritrovati.

 

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